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    July 24

    cvd (come volevasi dimostrare)

     
    Liberazione: La Nestlè si compra una fetta di Università italiana
    23-04-2009
    La Nestlè si compra una fetta di Università italiana


    Daniele Nalbone

    Ieri sono stati presentati i quattro progetti di ricerca che saranno
    interamente finanziati da Nestlè, con un investimento complessivo di
    circa un milione di euro, incentrati, come ha spiegato Manuel Andrés,
    «su argomenti coerenti con le priorità strategiche del Gruppo in area
    scientifica e di creazione di valore condiviso sui temi di
    alimentazione, sostenibilità e multiculturalità». Parole di moda, al
    centro dell'agenda politica dei paesi occidentali, come si è evinto
    dai lavori del G8 agricoltura che si è appena concluso a Treviso. Ma
    dietro questi termini così filantropici si cela in realtà la
    perpetuazione di Nestlè, stavolta con il benestare di trentuno
    università italiane, cioè di un modello di economia devastante per la
    popolazione e per l'ambiente
    .
    Non a caso nei quattro progetti vincitori c'è poca multiculturalità,
    poca alimentazione ma molta sostenibilità economica. Il primo esamina
    "La reputazione dei cibi nei processi di decisione di consumo
    alimentare", allo scopo di «ottenere un modello di analisi per la
    misurazione dei criteri che condizionano le scelte d'acquisto
    alimentari». Se non è marketing, poco ci manca. Il secondo progetto
    riguarda l'«analisi del ruolo dei media nella costruzione e diffusione
    della rappresentazione sociale della sostenibilità»: in pratica, come
    "educare" i lettori-spettatori «influenzando di conseguenza i
    consumi». Il terzo è volto all'«individuazione di indicatori precisi
    dello stress idrico in agricoltura» attraverso rilevamenti aerei dei
    terreni da coltivare per ottimizzare le risorse d'acqua. Un progetto
    quasi inutile in Italia, ma evidentemente molto importante in grandi
    aree agricole come quelle, ad esempio, del Brasile, nazione tanto cara
    a Nestlè. L'ultimo progetto finanziato, invece, riguarda l'esatto
    opposto di processi sostenibili come potrebbe essere la filiera corta:
    è dedicato allo studio di «nuovi materiali polimerici per
    l'imballaggio di alimenti». Dubitiamo che di questo procedimento si
    possa avvalere il fruttivendolo sotto casa...ma forse può essere utile
    alla maggiore società agro-alimentare del mondo, presente in oltre 60
    paesi, con quasi 500 stabilimenti produttivi e un fatturato di circa
    51 miliardi di dollari, «il 25% del quale investito in ricerca» ha
    spiegato ieri il dott. Andrés. In fondo è solo «grazie a un prodotto
    come Nescafè che oggi il Brasile utilizza in toto il caffè prodotto,
    mentre prima il governo brasiliano non sapeva che farsene».
    Sfruttamento totale. Questo il motto Nestlè, che si tratti di forza
    lavoro, di terra o di ecosistemi.
    Certo, data la situazione in cui oggi versa la ricerca italiana, un
    milione di euro per quattro progetti è qualcosa di irrinunciabile.
    Magari tappandosi il naso davanti al milione e mezzo di bambini che
    ogni anno muore per malattie e denutrizione causati dall'allattamento
    con latte in polvere (dati Unicef), uno dei prodotti di punta del
    marchio Nestlè
    . «Il numero di vittime causate dall'uso improprio del
    latte in polvere ogni mese equivale a quello causato dall'esplosione
    della bomba di Hiroshima nel 1945
    » dichiarò circa quindici anni fa
    l'allora direttore esecutivo dell'Unicef, James Grant. Ma l'epoca del
    boicottaggio è lontana. Siamo nel nuovo millennio: Nestlè può parlare
    di sostenibilità e multiculturalità. E l'università italiana di
    privatizzazione della ricerca.

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    ...porco dio..sentiamoci ancora dire che siamo dei coglioni...dio bono..
    July 25

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